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Moto & scooterA cura della Redazione VendiVoce

Patenti moto A1, A2 e A: quale serve e cosa cambia

AM, A1, A2 o A: in Italia la patente per moto e scooter dipende da età, cilindrata e potenza. Ecco cosa puoi guidare con ciascuna, i limiti di kW e come salire di categoria risparmiando tempo.

Tre moto di cilindrata crescente allineate in una piazza italiana all'alba, dal piccolo scooter alla moto da turismo.

Le patenti moto in Italia, in breve

In Italia non esiste una sola patente per le due ruote, ma una scala di quattro abilitazioni — AM, A1, A2 e A — pensate per crescere insieme all'età e all'esperienza. Ogni gradino sblocca cilindrate e potenze maggiori, con limiti precisi di kW e di rapporto potenza/peso. Capire quale patente serve è il primo passo prima ancora di scegliere lo scooter o la moto: dal cinquantino da città al maxi-naked, i requisiti cambiano parecchio. Ecco cosa permette ciascuna categoria, a che età si può conseguire e come si passa da un livello all'altro senza rifare tutto da capo.

Patente AM: il primo mezzo a 14 anni

La patente AM è la porta d'ingresso al mondo delle due ruote e si può conseguire già a 14 anni. Abilita alla guida dei ciclomotori: veicoli a due ruote con cilindrata fino a 50 cc (se a benzina), potenza non superiore a 4 kW e velocità massima di costruzione di 45 km/h. Rientrano nella AM anche i tricicli leggeri e i quadricicli leggeri, i cosiddetti microcar da 45 km/h, che molti quattordicenni usano per spostarsi in autonomia.

Per ottenerla si sostiene un esame di teoria (quiz sul codice della strada) e una prova pratica, sia in area chiusa sia su strada. È il documento che serve per il classico scooter 50 da città: leggero, economico da gestire e perfetto per i primi spostamenti. Attenzione però ai limiti: sui ciclomotori il passeggero è ammesso solo ai conducenti maggiorenni e se il mezzo è omologato per due persone, e restano vietate le strade extraurbane principali e le autostrade.

Patente A1: i 125 dai 16 anni

Dai 16 anni si può conseguire la patente A1, che rappresenta un salto importante. Abilita ai motocicli fino a 125 cc con potenza massima di 11 kW (circa 15 CV) e un rapporto potenza/peso non superiore a 0,1 kW/kg. Include anche i tricicli fino a 15 kW e, ovviamente, tutti i mezzi della categoria AM.

È la patente dello scooter 125, il mezzo più diffuso nelle città italiane per pendolari e studenti: può viaggiare in tangenziale, portare un passeggero e affrontare percorsi extraurbani. Un dettaglio pratico spesso ignorato: chi possiede la patente B (auto) può guidare in Italia moto e scooter 125 fino a 11 kW, ma solo sul territorio nazionale e non all'estero. Per chi ha già la patente dell'auto, quindi, il 125 è di fatto accessibile senza sostenere un nuovo esame.

Patente A2: la media cilindrata dai 18 anni

A 18 anni si apre la patente A2, pensata per moto di media potenza. Il limite non è più la cilindrata ma la potenza: massimo 35 kW (circa 47 CV), con rapporto potenza/peso non superiore a 0,2 kW/kg. C'è una condizione in più: la moto non deve derivare da una versione che sviluppa più del doppio della potenza, quindi non da un modello di oltre 70 kW semplicemente depotenziato.

Con la A2 si guida gran parte delle moto oggi in commercio, spesso proposte proprio in versione depotenziata a 35 kW dalla casa costruttrice: naked, sportive di media cilindrata, enduro stradali e i maxi-scooter più potenti. È il gradino che molti giovani scelgono come compromesso tra prestazioni e requisiti d'età.

Patente A: nessun limite di potenza

La patente A è quella senza limiti: abilita a qualsiasi moto, comprese le supersportive e i maxi-scooter di grossa cilindrata, oltre ai tricicli di potenza superiore a 15 kW (per questi ultimi l'età minima è 21 anni). Per le moto, l'accesso diretto — cioè conseguirla partendo da zero — è possibile solo a partire dai 24 anni.

C'è però una scorciatoia: chi possiede la A2 da almeno due anni può ottenere la A già a 20 anni, sostenendo solo la prova pratica. È il motivo per cui molti scelgono di prendere prima la A2 a 18 anni e poi salire di categoria, arrivando alla patente completa diversi anni prima rispetto all'accesso diretto.

Il percorso a step: come si sale di categoria

Il sistema è costruito come una scala, e questo permette di risparmiare tempo e denaro. Chi ha conseguito la A1 può passare alla A2 dopo due anni di possesso, sostenendo il solo esame pratico, senza ripetere la teoria. Allo stesso modo, chi ha la A2 da almeno due anni accede alla A con la sola prova pratica.

In sintesi il percorso tipico è: A1 a 16 anni, A2 a 18, A a 20. Ogni passaggio richiede una nuova prova pratica ma non un nuovo quiz teorico, purché si rispetti l'anzianità di due anni. In alternativa restano validi gli accessi diretti: A1 a 16, A2 a 18, A a 24. Superato l'esame di teoria si ottiene il foglio rosa, valido dodici mesi e con due tentativi disponibili per la prova pratica.

Scooter o moto? Quale patente serve davvero

La confusione più comune riguarda proprio scooter e moto, perché la patente non dipende dalla forma del mezzo ma da cilindrata e potenza. Uno scooter 50 richiede la AM (14 anni). Uno scooter o una moto 125 richiedono la A1 (16 anni), oppure la patente B per chi guida solo in Italia. Un maxi-scooter da 300 o 400 cc, se resta entro i 35 kW, rientra nella A2 (18 anni). I maxi-scooter più potenti, da 500 cc in su con potenza oltre i 35 kW, richiedono invece la patente A.

Vale lo stesso ragionamento per le moto: conta il numero di kW, non l'estetica. Prima di innamorarsi di un modello — magari sfogliando gli annunci di usato su VendiVoce — conviene verificare la potenza dichiarata sui documenti e confrontarla con la patente che si possiede.

In pratica: cosa ricordare

Riassumendo: AM a 14 anni per i 50, A1 a 16 per i 125, A2 a 18 per le moto fino a 35 kW, A a 24 (o a 20 salendo dalla A2) senza limiti. Il rapporto potenza/peso — 0,1 kW/kg per la A1 e 0,2 kW/kg per la A2 — è tanto importante quanto i kW, quindi va sempre controllato sul certificato di conformità.

Oltre alla patente, mettere su strada una moto significa anche pensare ai costi di gestione: l'assicurazione RC obbligatoria, il bollo dove previsto e la revisione (la prima dopo quattro anni dall'immatricolazione, poi ogni due). Scegliere prima la categoria giusta e poi il mezzo — e non il contrario — è il modo più semplice per non ritrovarsi con una moto che non si può ancora guidare.

Fonti

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