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Incentivi & normativeA cura della Redazione VendiVoce

Fringe benefit auto aziendali: la stretta del Decreto Omnibus e cosa cambia per chi vende o compra un usato

Il Decreto Omnibus 2026 introduce una maggiorazione del 50% sulla base imponibile del fringe benefit per le auto aziendali con più di cinque anni dalla prima immatricolazione. Ecco perché la novità potrebbe spingere aziende e dipendenti verso il mercato dell'usato.

Fila di auto aziendali parcheggiate al tramonto in un parcheggio d'ufficio

Cosa prevede il Decreto Omnibus 2026

Il 10 giugno 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare uno schema di decreto legislativo correttivo (Atto del Governo n. 430), trasmesso alle Camere il 21 luglio per il parere delle Commissioni parlamentari. Al 29 luglio 2026 il provvedimento non è ancora legge, ma la direzione è chiara: chi guida un'auto aziendale concessa in uso promiscuo pagherà di più se il veicolo supera i cinque anni dalla prima immatricolazione.

La misura non tocca le aliquote introdotte dalla Legge di Bilancio 2025, che restano al 10% per le elettriche, al 20% per le ibride plug-in e al 50% per i veicoli termici. Ad aumentare del 50% è invece il valore convenzionale su cui quelle aliquote vengono calcolate, con un'ulteriore maggiorazione del 5% per gli accessori e gli allestimenti non valorizzati nelle tabelle ACI, oggi privi di una regola fiscale specifica.

Come funziona il calcolo, in pratica

Il fringe benefit dell'auto aziendale si determina moltiplicando il costo chilometrico ACI del modello per una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri l'anno, applicando poi la percentuale di legge in base all'alimentazione. Le nuove Tabelle ACI 2026, pubblicate in Gazzetta Ufficiale, restano il riferimento per questo calcolo. La novità del Decreto Omnibus si innesta su questo meccanismo: superata la soglia dei cinque anni dalla prima immatricolazione, il valore convenzionale usato come base viene aumentato del 50%, quindi il fringe benefit tassato in busta paga cresce proporzionalmente, a parità di aliquota.

Chi è coinvolto: anche i contratti del vecchio regime

Un punto che sta creando più discussione tra consulenti del lavoro e uffici fiscali riguarda la retroattività applicativa. La maggiorazione dopo i cinque anni non riguarda solo le auto assegnate secondo le regole 2026, ma si estende anche ai veicoli del cosiddetto vecchio regime, cioè quelli concessi in uso promiscuo tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2024, oltre a quelli ordinati entro fine 2024 ma consegnati nel 2025. Una volta superata la soglia di vetustà, calcolata dalla data di prima immatricolazione e non da quella di ingresso in flotta, anche questi veicoli subiranno lo stesso incremento del 50% della base imponibile.

Perché le flotte potrebbero svuotarsi prima

Per i responsabili di flotta, l'equazione economica cambia in modo netto. Un'auto aziendale che oggi viene tenuta sei, sette anni per ammortizzare il costo del noleggio a lungo termine o del leasing diventa improvvisamente più onerosa da mantenere in capo al dipendente proprio negli anni finali del contratto, quelli in cui in passato conveniva prolungare l'uso. Il risultato più probabile è un accorciamento dei cicli di rinnovo delle flotte aziendali, con la conseguenza diretta di immettere sul mercato un numero maggiore di vetture ex aziendali, tipicamente tra i due e i cinque anni di età, con manutenzione tracciata e tagliandi certificati.

L'effetto a catena sul mercato dell'usato

Questo fenomeno si somma a una tendenza già in atto: il massiccio rientro di veicoli da flotte e noleggio a lungo termine sta alimentando da mesi le piattaforme di compravendita con auto relativamente giovani, spesso con meno di 60.000 chilometri, a prezzi sensibilmente inferiori rispetto al listino del nuovo. Se la stretta sul fringe benefit accelera ulteriormente questi rientri, chi cerca un'auto usata di fascia medio-alta potrebbe trovare più scelta e prezzi più aggressivi nei prossimi mesi, soprattutto su modelli tedeschi e premium molto diffusi nelle flotte aziendali italiane.

Comprare un'ex aziendale: vantaggi e cosa controllare

Le vetture provenienti da flotte hanno in genere un vantaggio concreto: la storia di manutenzione è quasi sempre documentata, spesso presso reti ufficiali, e i tagliandi vengono rispettati con puntualità perché legati a contratti di gestione flotta. Prima di acquistarne una conviene comunque verificare il libretto tagliandi, il numero di conducenti che l'hanno utilizzata (le auto pool aziendali possono avere più guidatori e quindi un'usura più eterogenea) e lo stato di pneumatici e freni, componenti che su un'auto aziendale percorrono chilometri autostradali con continuità.

Conviene ancora l'auto aziendale o comprare un usato privato?

Con la base imponibile che cresce del 50% dopo i cinque anni, alcuni dipendenti con auto in uso promiscuo di vecchia data potrebbero iniziare a fare due conti: continuare a pagare in busta paga un fringe benefit più alto o rinunciare al benefit, magari in cambio di un'indennità chilometrica o di un fringe benefit ricontrattato, e orientarsi verso l'acquisto di un'auto usata privata da gestire in autonomia. La scelta dipende molto dal chilometraggio annuo, dal costo di manutenzione stimato e dalla convenienza fiscale residua rispetto a un'elettrica o ibrida plug-in, che restano nettamente favorite dalle aliquote più basse.

Cosa fare nel frattempo

Il decreto non è ancora definitivo e il testo può ancora subire modifiche nel passaggio parlamentare. Chi gestisce una flotta aziendale o guida un'auto a uso promiscuo che si avvicina ai cinque anni di vetustà farebbe bene a monitorare l'iter del provvedimento nelle prossime settimane, verificare con l'ufficio del personale come verrà applicata la maggiorazione e, se si valuta l'uscita dal parco auto aziendale, iniziare a informarsi sui prezzi di mercato per lo stesso modello sull'usato, per capire se conviene anticipare o posticipare l'eventuale acquisto.

Fonti

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