Colonnine ricarica 2026: cosa ha fatto il PNRR
L'Italia ha superato 84.500 colonnine pubbliche a giugno 2026, +17.000 in un anno. Ma solo il 15% dei fondi PNRR per la ricarica risulta speso. Cosa significa se stai per comprare un'elettrica usata.

Il numero del 2026: 84.564 colonnine, un record
Al 30 giugno 2026 l'Italia ha raggiunto quota 84.564 punti di ricarica pubblici per auto elettriche, secondo il monitoraggio trimestrale di Motus-E, l'associazione che riunisce i principali operatori del settore. Solo nel secondo trimestre dell'anno ne sono stati installati 6.311, mentre negli ultimi dodici mesi l'aumento complessivo è stato di 17.003 unità: il ritmo di crescita più alto mai registrato in Italia.
Sono numeri che contano davvero per chi sta pensando di comprare un'auto elettrica usata: la rete pubblica non è più quella incerta di tre o quattro anni fa, quando trovare una colonnina funzionante fuori città era una scommessa. Ma il dato aggregato nasconde differenze enormi tra dove le colonnine crescono e come, ed è lì che conviene guardare prima di firmare un contratto.
AC, DC e superveloci: la qualità della rete migliora
Del totale, il 71,4% dei punti di ricarica è in corrente alternata (AC, fino a 49 kW), mentre il 28,6% è in corrente continua (DC, da 50 kW in su): parliamo di 60.359 punti AC contro 24.205 DC, di cui 17.432 tra 50 e 149 kW e 6.773 da 150 kW in su. Il dettaglio interessante è che il 53% delle colonnine installate negli ultimi dodici mesi è di tipo veloce o ultraveloce: la rete non cresce solo in quantità, cresce anche in velocità media, che è la parte che serve davvero a chi fa lunghi tragitti con un'elettrica usata di qualche anno fa e vuole ricaricare in fretta durante una sosta.
Il vero banco di prova: le autostrade
Sulla rete autostradale i punti di ricarica sono arrivati a 1.516 a giugno 2026, in crescita dai 1.159 di giugno 2025 e dai 963 di giugno 2024. L'86% di questi punti è di tipo veloce in corrente continua e il 59% supera i 150 kW: sulla carta è la parte più performante dell'intera rete. Il problema è la scala: 1.516 colonnine autostradali su un totale di 84.564 significano che meno del 2% dei punti di ricarica italiani si trova dove servono di più i viaggiatori a lungo raggio. Chi compra un'elettrica usata per farci prevalentemente tragitti urbani non se ne accorgerà nemmeno; chi la vuole anche per andare al mare o in montagna dovrebbe pianificare le soste con un'app dedicata prima di partire, non fidarsi dell'idea che ormai ce ne siano ovunque.
Il PNRR c'era, ma i fondi sono stati usati poco
Qui la storia si complica. Nel 2023 due decreti del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (firmati il 12 gennaio, pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 13 febbraio) hanno messo sul piatto oltre 713 milioni di euro del PNRR, con l'obiettivo dichiarato di installare più di 21.000 nuove colonnine tra centri urbani e strade extraurbane entro il 30 giugno 2026, cioè esattamente la data del record di cui sopra. A luglio 2023 il MASE aveva approvato circa 4.718 progetti per colonnine veloci nei centri urbani, per una spesa stimata di appena 70 milioni di euro: una frazione minima dello stanziamento totale.
Il resto della storia, secondo l'analisi di Motus-E ripresa da diverse testate all'inizio del 2025, è meno lusinghiero: ad appena un anno dalla scadenza, risultava assegnato solo circa il 15% dei fondi PNRR destinati all'infrastruttura di ricarica pubblica, con il bando per le colonnine superveloci extraurbane in particolare affanno rispetto a quello urbano. In altre parole: il boom di colonnine che l'Italia ha effettivamente visto tra il 2024 e il 2026 è stato spinto soprattutto da investimenti privati di operatori come Enel X Way, A2A, bp pulse e Ionity, non dal grosso dei fondi pubblici del Piano di ripresa, che sono arrivati a destinazione molto più lentamente del previsto.
La mappa reale: dove sono (e dove non sono) le colonnine
La distribuzione geografica resta lontana dall'essere uniforme. La Lombardia guida la classifica regionale con 18.177 punti di ricarica, seguita da Piemonte (9.003), Veneto (8.122), Lazio (7.864) ed Emilia-Romagna (6.713): da sole, queste cinque regioni concentrano quasi il 59% dell'intera rete nazionale. A livello di provincia, Milano è prima con 7.423 punti (+2.819 nell'ultimo anno), seguita da Roma (6.109, +465), Torino (4.498, +1.535), Napoli (3.470, +378) e Brescia (2.489, +597).
Per chi vive e compra un'auto fuori da queste province, il messaggio pratico è semplice: prima di guardare la scheda tecnica di un'elettrica usata, vale la pena controllare su un'app come PlugShare, Enel X Way o A2A quante colonnine ci sono davvero entro pochi chilometri da casa e dal lavoro. La rete nazionale cresce, ma cresce a velocità diverse da provincia a provincia.
Cosa significa per chi compra un'elettrica usata nel 2026
Tre cose da controllare prima di firmare:
- La potenza di ricarica DC del modello specifico, non quella della colonnina. Molte elettriche di prima generazione (Renault Zoe, prime e-Golf, prime Nissan Leaf) restano limitate a 50 kW anche se si collegano a una colonnina da 150 kW o più: il tempo di ricarica non migliora solo perché la rete pubblica è più veloce.
- La densità reale nella propria zona, non la media nazionale. Un'auto comprata a Milano o Torino vive in un contesto di ricarica molto diverso da una comprata in una provincia con pochi punti pubblici: prima di scegliere, è utile guardare la mappa della propria zona, non solo il prezzo dell'annuncio.
- La differenza tra ricarica quotidiana e ricarica in viaggio. Se si ha accesso a una presa domestica o condominiale, la crescita della rete pubblica incide poco sull'uso di tutti i giorni; conta molto di più per chi userà l'auto anche per viaggi più lunghi, dove la rete autostradale resta il punto debole.
In sintesi
L'Italia ha davvero raggiunto un record di colonnine nel 2026, ma il merito va soprattutto agli investimenti privati più che ai fondi pubblici del PNRR, che restano in larga parte da spendere. Per chi valuta un'elettrica usata, la domanda giusta non è quante colonnine ci siano in Italia, ma quante ce ne siano davvero dove vivo e dove viaggio: è quella la statistica che deve guidare la scelta, non il titolo del comunicato stampa.
Fonti / Ulteriori letture
- Quattroruote — Colonnine elettriche, nuovo record in Italia: superata quota 84 mila (22/07/2026)
- InsideEVs Italia — Le Regioni e Province d'Italia con più colonnine di ricarica (07/2026)
- Motus-E — Auto elettriche, record in Italia per le nuove colonnine di ricarica: tutti i dati aggiornati (07/2026)
- Il Sole 24 Ore — Dal Pnrr più di 713 milioni per le colonnine di ricarica (13/02/2023)
- AliAutonomie — PNRR. Flop dei fondi per le colonnine elettriche, assegnato solo il 15%. Il commento di Motus-E (09/01/2025)
- MASE — PNRR: MASE, ok a oltre 4700 progetti di colonnine di ricarica elettrica nei centri urbani (03/07/2023)
Fonti
- Colonnine elettriche, nuovo record in Italia: superata quota 84 mila — Quattroruote
- Le Regioni e Province d'Italia con più colonnine di ricarica — InsideEVs Italia
- Auto elettriche, record in Italia per le nuove colonnine di ricarica: tutti i dati aggiornati — Motus-E
- Dal Pnrr più di 713 milioni per le colonnine di ricarica — Il Sole 24 Ore
- PNRR. Flop dei fondi per le colonnine elettriche, assegnato solo il 15%. Il commento di Motus-E — AliAutonomie
- PNRR: MASE, ok a oltre 4700 progetti di colonnine di ricarica elettrica nei centri urbani — MASE - Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
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