Bollo auto, il decreto è realtà: perché le elettriche non pagheranno (ancora)
Il 5 agosto 2026 il Governo ha approvato in via definitiva il decreto sul federalismo fiscale che riscrive il bollo auto. La sorpresa: le esenzioni per le elettriche restano intatte, mentre cambiano possesso, pagamento e gestione regionale della tassa.

Il colpo di scena arrivato il 5 agosto
Per mesi, decine di guide e articoli online avevano lanciato lo stesso allarme: dal 2026 anche le auto elettriche avrebbero dovuto iniziare a pagare il bollo, complice una riforma che avrebbe trasferito la tassa automobilistica interamente alle Regioni. Il 5 agosto 2026 il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo al decreto legislativo su tributi regionali e locali e federalismo fiscale regionale, comunicato stampa numero 185 di Palazzo Chigi [1][2]. La sorpresa è che la riforma fa in gran parte il contrario di quanto si temeva: il testo non tocca aliquote, parametri di calcolo né le esenzioni nazionali già in vigore, compresa quella quinquennale riservata alle auto elettriche [1].
Chi seguiva la vicenda dalla bozza circolata nella seconda metà del 2025 si aspettava un terremoto fiscale sull'elettrico. È arrivato solo in parte, e non dove molti lo davano per scontato.
Le esenzioni restano intatte
Il punto più importante per chi guida, o vende, un'auto a batteria è semplice: la norma che garantisce l'esenzione dal bollo per i primi cinque anni dalla prima immatricolazione di un veicolo elettrico resta valida su tutto il territorio nazionale, senza modifiche [1][4]. Restano invariati anche i regimi regionali più generosi: Lombardia e Piemonte confermano l'esenzione a vita per le elettriche, mentre altre Regioni, come la Campania, prevedono finestre più ampie legate alla rottamazione di un veicolo inquinante [4]. Superato il quinquennio, dove non è prevista un'estensione regionale, l'elettrica continua a pagare un bollo ridotto, pari a circa un quarto di quanto verserebbe un'equivalente vettura a benzina della stessa potenza.
Cosa cambia davvero, e non riguarda le elettriche
Il decreto interviene su due aspetti prevalentemente amministrativi. Il primo: dal 2026 il bollo viene collegato al possesso del veicolo e non più al suo utilizzo. In pratica, anche le auto sotto fermo amministrativo o sequestro giudiziario dovranno essere regolarmente pagate, chiudendo una zona grigia che finora permetteva, in alcuni casi, di evitare il versamento [1][2]. Il secondo: per i veicoli immatricolati a partire dal 2026, il pagamento diventa obbligatoriamente annuale e in un'unica soluzione, con scadenza legata al mese di immatricolazione, eliminando la possibilità di rateizzare trimestralmente per le nuove targhe [2].
Il nodo del 2028
La parte più tecnica della riforma riguarda i tempi di attuazione. Solo a partire dal primo gennaio 2028 il nuovo meccanismo, dodici mesi di copertura calcolati dal mese di immatricolazione, diventerà pienamente operativo su tutto il territorio nazionale, anche per il parco auto già circolante [2]. Lombardia e Piemonte applicano già da anni un sistema simile, quindi per i loro automobilisti cambierà poco. Anche in questa fase transitoria il decreto ribadisce che tariffe ed esenzioni restano quelle attuali: la gestione operativa della tassa passa alle Regioni, che restano libere di introdurre agevolazioni locali aggiuntive, ma non possono cancellare le esenzioni nazionali già garantite [1][2].
Perché si parlava di tassare le elettriche
La domanda, ovvero se sia arrivato il momento di far pagare il bollo anche alle auto elettriche, non nasce dal nulla. Il bollo è una delle poche entrate tributarie autonome delle Regioni, e con la crescita delle immatricolazioni a batteria quel gettito si assottiglia gradualmente. È lo stesso dilemma che il Regno Unito ha già affrontato: dal primo aprile 2025 le elettriche britanniche hanno perso l'esenzione dalla Vehicle Excise Duty, e dal 2026 le nuove immatricolazioni pagano un'aliquota ridotta il primo anno per poi passare all'aliquota standard, oggi fissata a 200 sterline l'anno, con l'aggiunta di una tassa chilometrica (la cosiddetta eVED) prevista da aprile 2028, stimata attorno a 3 penny per miglio per le elettriche pure. La Norvegia, pioniera assoluta della mobilità a batteria, ha scelto invece una transizione più graduale: l'esenzione IVA per le elettriche fino a 500.000 corone resta valida fino alla fine del 2026, ma è destinata a sparire completamente da gennaio 2027 [5][6].
In Italia, almeno per ora, il Governo ha scelto la strada opposta a quella britannica: mantenere invariati gli incentivi fiscali sull'elettrico, probabilmente anche perché la quota di mercato delle auto a batteria resta più contenuta rispetto a Regno Unito e Norvegia, rendendo il mancato gettito ancora gestibile per i bilanci regionali.
Cosa significa per chi compra un'elettrica usata
C'è un dettaglio che sfugge spesso a chi acquista un'auto elettrica di seconda mano: l'esenzione quinquennale è legata alla data di prima immatricolazione del veicolo, non al passaggio di proprietà. Comprare un'elettrica che ha già due anni di vita significa ereditare solo i tre anni di esenzione residui, non un nuovo ciclo pieno di cinque anni. Prima di chiudere l'acquisto conviene sempre controllare la data di prima immatricolazione sul libretto, calcolare quanti anni di esenzione restano davvero e verificare in quale Regione il veicolo è immatricolato: un'elettrica targata Lombardia o Piemonte mantiene l'esenzione a vita anche dopo il passaggio di proprietà, un vantaggio concreto che si trasferisce con il libretto, non con il primo proprietario.
Chi invece sta per mettere in vendita la propria auto elettrica su un marketplace come VendiVoce farebbe bene a indicare chiaramente questi dati nell'annuncio: la data di prima immatricolazione e gli anni di esenzione residui sono informazioni che pesano quanto il chilometraggio nella valutazione dei costi reali di possesso, e un annuncio trasparente su questo fronte si distingue agli occhi di un compratore attento.
Il quadro resta fluido
Il decreto approvato il 5 agosto 2026 non è l'ultima parola sul tema. Il gettito del bollo continuerà a scendere con la crescita del parco circolante elettrico, e le pressioni per rivedere le esenzioni, magari con formule ibride legate ai chilometri percorsi piuttosto che alla sola potenza del motore come sta sperimentando il Regno Unito, sono destinate a tornare nei prossimi anni. Per ora, però, chi guida o sta per acquistare un'auto elettrica in Italia può stare tranquillo: le regole fiscali che conosce restano quelle, almeno fino a un nuovo intervento del legislatore.
Fonti [1] Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 185, governo.it, 5 agosto 2026 [2] Bollo auto 2028: tutte le novità della riforma su pagamenti, scadenze e noleggio, Quattroruote, 6 agosto 2026 [4] Bollo auto 2026, ecco le regioni dove non si paga, Il Tarantino, 12 aprile 2026 [5] Norway to phase out electric vehicle VAT exemption from 2027, Electrive, 16 ottobre 2025 [6] Norway to keep tax breaks for electric cars a little longer, Electrive, 4 dicembre 2025
Fonti
- Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 185 — Governo Italiano
- Bollo auto 2028: tutte le novità della riforma su pagamenti, scadenze e noleggio — Quattroruote
- Bollo auto 2026, ecco le regioni dove non si paga — Il Tarantino
- Norway to phase out electric vehicle VAT exemption from 2027 — Electrive
- Norway to keep tax breaks for electric cars a little longer — Electrive
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